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Quando pensiamo alla cybersecurity, immaginiamo firewall, antivirus, sistemi di monitoraggio e controlli sugli accessi. Ma c’è una domanda che spesso viene fatta troppo tardi: quanto può sapere della tua azienda qualcuno che si trova completamente all’esterno?
Probabilmente più di quanto immagini. Ogni organizzazione produce continuamente informazioni: nuovi collaboratori aggiornano il proprio profilo LinkedIn, l’azienda annuncia partnership e nuovi progetti, vengono pubblicate offerte di lavoro, interviste, comunicati stampa, presentazioni, documenti tecnici e aggiornamenti sulle attività del management.
Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, sembra particolarmente pericoloso. Il problema nasce quando qualcuno decide di metterli insieme.
Non serve entrare nei sistemi per iniziare un attacco
Un cybercriminale non deve necessariamente violare un server per iniziare a studiare un’azienda. Può cominciare esattamente come farebbe un cliente, un candidato o un potenziale partner: cercando informazioni online.
Chi sono le persone con ruoli decisionali? Quali fornitori utilizza l’azienda? Quali tecnologie vengono citate negli annunci di lavoro? Quali progetti sono appena iniziati? Quali persone partecipano a eventi o conferenze? Come sono strutturati i rapporti tra colleghi, partner e management?
Informazioni apparentemente banali possono diventare molto più interessanti quando vengono osservate nel loro insieme. Ed è qui che cambia la prospettiva.
Il rischio non è solo ciò che hai lasciato “aperto”
Tradizionalmente la sicurezza informatica si concentra soprattutto su ciò che deve essere protetto: sistemi, identità, endpoint, infrastrutture e applicazioni. Ma per comprendere davvero il proprio livello di rischio bisogna considerare anche ciò che l’organizzazione rende osservabile.
Non significa smettere di comunicare o ridurre la presenza digitale dell’azienda. Significa essere consapevoli che la stessa visibilità necessaria per fare business può essere utilizzata anche da chi vuole costruire un attacco più credibile.
Un annuncio di lavoro può rivelare una tecnologia utilizzata internamente. Una nuova partnership può fornire il contesto perfetto per una falsa comunicazione. La presenza pubblica di un executive può aiutare a costruire un tentativo di impersonation molto più convincente. Una vecchia applicazione dimenticata può rimanere raggiungibile da Internet anche quando internamente nessuno la considera più rilevante.
La vera domanda quindi non è “Abbiamo abbastanza strumenti di sicurezza?”, ma piuttosto: “Sappiamo davvero cosa vede di noi qualcuno che ci sta osservando dall’esterno?”
Il vantaggio informativo conta anche nella cybersecurity
Gli attacchi più efficaci non sono necessariamente quelli tecnicamente più sofisticati. Molto spesso sono quelli che arrivano nel momento giusto, alla persona giusta e con il contesto giusto.
Una comunicazione che cita un progetto realmente esistente, una richiesta apparentemente inviata da un dirigente o un messaggio che fa riferimento a un fornitore con cui l’azienda collabora davvero possono risultare molto più credibili di un attacco generico.
Più un attaccante conosce il contesto dell’organizzazione, meno il suo tentativo assomiglia a un attacco standard e più diventa difficile riconoscerlo. Per questo oggi proteggere un’organizzazione significa anche comprendere quale immagine dell’azienda può essere ricostruita dall’esterno.
Guardare la propria azienda con occhi diversi
Molte organizzazioni conoscono molto bene ciò che accade all’interno dei propri sistemi. Molte meno hanno una visione altrettanto chiara di ciò che è osservabile dall’esterno. Eppure è proprio da lì che spesso parte chi vuole individuare un punto debole.
Cambiare prospettiva permette di passare da una domanda puramente tecnica, “Dove siamo vulnerabili?”, a una domanda più ampia: “Quali informazioni, asset e persone potrebbero aiutare qualcuno a costruire un attacco contro di noi?”
È da questa domanda che nasce il concetto di Cyber Exposure.
Nel nostro whitepaper “Comprendere la Cyber Exposure” analizziamo come un Threat Actor osserva un’organizzazione prima ancora di tentare un’intrusione, quali elementi possono contribuire all’esposizione digitale e come iniziare a valutarla in modo strutturato.
Scopri cosa potrebbe vedere oggi un attaccante quando osserva la tua azienda.